Leonardo cambia pelle: il nuovo piano da 142 miliardi che può ridisegnare la sicurezza in Europa
Leonardo ha presentato un nuovo piano industriale al 2030 che, a prima vista, sembra raccontare soprattutto una cosa: crescita. Più ordini, più ricavi, più margini, più cassa. Ma fermarsi ai numeri sarebbe un errore.
Ciao sono Giovanni Saladino esperto di marketing B2B e lead generation B2B e dal mio blog racconto il mondo del business e come aiuto le aziende a entrare in contatto con nuovi clienti costruendo relazioni di business forti e durature.
Perché la vera notizia non è solo che il gruppo prevede 142 miliardi di euro di ordini cumulati entro il 2030 e 126 miliardi di ricavi cumulati. La vera notizia è che Leonardo sta cercando di trasformarsi da grande gruppo della difesa a player integrato della sicurezza, con un peso sempre più forte di AI, cyber security, high performance computing e gestione dei dati.
Il nuovo piano Leonardo 2030: i numeri fanno impressione
Partiamo dai dati, perché sono quelli che hanno attirato subito l’attenzione del mercato.
Nel piano aggiornato 2026-2030, Leonardo indica per il 2030:
- 32 miliardi di euro di ordini annui
- 30 miliardi di euro di ricavi
- 3,59 miliardi di EBITA
- 2,06 miliardi di free operating cash flow
Sono numeri che vanno ben oltre un semplice aggiustamento del piano precedente. Raccontano un’azienda che vuole crescere in scala, ma soprattutto cambiare qualità del proprio business. Non a caso, dopo l’annuncio, il titolo Leonardo è salito con forza fino a un record, segnale che il mercato ha letto il piano come credibile e ambizioso. Reuters segnala anche la proposta di un dividendo da 0,63 euro per azione.
Ascolta il video-riassunto della notizia qui:
Perché il vero punto non sono i miliardi, ma il cambio di identità
Il passaggio più interessante del piano non è finanziario. È strategico.
Leonardo non si presenta più soltanto come un gruppo industriale della difesa in senso classico. L’obiettivo dichiarato è rafforzare il proprio ruolo come high-tech player nella sicurezza globale, in un contesto dove la difesa tradizionale non basta più a spiegare i rischi e le opportunità dei prossimi anni.
Questo significa allargare il campo. Oggi la sicurezza non riguarda più solo piattaforme militari, velivoli o sistemi navali. Riguarda anche infrastrutture critiche, cybersicurezza, protezione dei dati, resilienza economica, interoperabilità tra domini e capacità di risposta in scenari ibridi. Ed è esattamente lì che Leonardo vuole posizionarsi.
Da “bullets” a “bytes”: la vera scommessa di Leonardo
C’è una formula che sintetizza bene questa trasformazione: passare dai “bullets” ai “bytes”. È il modo con cui Reuters riassume la strategia digitale impressa dal management di Leonardo. Il gruppo sta puntando con decisione su tecnologie digitali, intelligenza artificiale e cybersecurity come leve centrali del proprio vantaggio competitivo.
Nel piano, Leonardo indica esplicitamente cyber security, HPC, AI e data come pilastri dello sviluppo al 2030. Non come attività collaterali, ma come elementi centrali per costruire i sistemi di sicurezza del futuro.
Questo è il vero cambio di paradigma: il valore non sarà più solo nell’hardware, ma nella capacità di integrare piattaforme, dati, software e capacità decisionali dentro architetture più intelligenti.
Michelangelo Dome: il progetto simbolo che può cambiare tutto
Dentro questa strategia, il progetto più emblematico è il Michelangelo Dome.
Leonardo lo descrive come un’architettura aperta, modulare e scalabile, capace di integrare i domini aria, terra, mare, spazio e cyber, facendo leva su AI, cloud, high performance computing e data fusion. Non è quindi un “prodotto” nel senso tradizionale, ma una logica di integrazione.
Secondo il gruppo, Michelangelo Dome potrebbe generare 21 miliardi di euro di opportunità di business nei prossimi dieci anni, di cui 6 miliardi già inclusi nel periodo 2026-2030. Questo dato da solo aiuta a capire dove Leonardo pensa che si sposterà il valore: non solo nella produzione, ma nella capacità di orchestrare sistemi complessi e interoperabili.
Perché questo piano arriva proprio adesso
Il piano nasce da una lettura molto precisa del contesto internazionale.
Leonardo descrive uno scenario in cui le minacce sono sempre più ibride, rapide e interconnesse: attacchi cyber, vulnerabilità delle infrastrutture, pressione geopolitica, necessità di proteggere reti energetiche, trasporti, manifattura, servizi finanziari e continuità economica dei Paesi.
In questo quadro, il gruppo ritiene che la spesa globale per la sicurezza possa salire da circa 400 miliardi di dollari l’anno nel 2020 a oltre 1 trilione nel 2030. Nello stesso tempo, l’impatto economico del cybercrime potrebbe crescere fino a 1 trilione di dollari al mese entro il 2030. Numeri enormi, che spiegano perché aziende come Leonardo stiano cercando di occupare da subito questo spazio.
Leonardo assumerà migliaia di persone: ecco cosa significa davvero
Un altro segnale molto forte del piano riguarda il capitale umano.
Leonardo prevede di passare da 62.700 dipendenti nel 2025 a 75.500 nel 2030, con 28.000 nuove assunzioni tra il 2026 e il 2030. Di queste, il 55% dovrebbe avere meno di 30 anni, il 70% provenire da percorsi STEM e il 30% essere costituito da donne.
Questo dato dice una cosa molto chiara: la competizione futura non sarà solo sui contratti, ma sulle competenze. Se vuoi costruire sicurezza integrata, AI, cyber e sistemi multi-dominio, hai bisogno di talenti che sappiano muoversi tra industria, software, analisi dei dati e ingegneria avanzata.
Cosa cambia davvero per Leonardo nei prossimi anni
Se mettiamo insieme tutti questi elementi, il quadro è netto.
Leonardo non sta solo alzando le stime. Sta cercando di ridefinire il proprio ruolo nel mercato globale. Vuole essere meno dipendente da una logica esclusivamente “difesa tradizionale” e molto più presente nel nuovo ecosistema della sicurezza, dove contano:
- integrazione tra domini
- protezione delle infrastrutture critiche
- intelligenza artificiale
- cybersicurezza
- capacità di analisi e gestione dei dati
- interoperabilità tra sistemi
In altre parole, la crescita prevista non è solo quantitativa. È una crescita che punta a cambiare il mix del business e a spingere Leonardo verso attività a maggiore contenuto tecnologico e strategico.
La vera domanda che pone il piano Leonardo 2030
I 142 miliardi di ordini previsti entro il 2030 sono il dato che fa titolo. Ma la domanda più interessante è un’altra:
Leonardo sta ancora vendendo difesa, oppure sta già costruendo l’infrastruttura della sicurezza del futuro?
Perché, se guardiamo bene il piano, la risposta sembra essere la seconda. E se questa trasformazione riuscirà davvero, allora il gruppo non avrà solo migliorato i numeri. Avrà cambiato identità.
Conclusione
Il nuovo piano industriale di Leonardo non parla semplicemente di crescita. Parla di trasformazione.
- Trasformazione del modello industriale.
- Trasformazione del concetto di sicurezza.
- Trasformazione del peso di AI, cyber e dati dentro il business.
Ecco perché questa notizia conta più di quanto sembri. Perché i miliardi fanno rumore, ma la storia vera è che Leonardo sta cercando di diventare uno dei protagonisti europei del nuovo paradigma della sicurezza integrata

