In un contesto in cui l’attenzione degli interlocutori si disperde e il rumore digitale cresce in maniera esponenziale, le campagne outbound sono spesso oggetto di critiche superficiali e percepite come obsolete. In realtà, ciò che è venuto meno non è l’efficacia dello strumento, ma la qualità con cui viene applicato.
Nel B2B contemporaneo, l’outbound richiede rigore metodologico, pertinenza e capacità di adattamento. Non può più essere interpretato come un’azione indiscriminata, simile a una pesca a strascico, ma deve trasformarsi in un processo mirato e strategico.
Prima di vedere come è evoluto l’outbound e come sfruttare questa tecnica di marketing al meglio nel 2025, scopriamo il perché della sua cattiva reputazione e perché, se condotto con precisione, rappresenta la chiave per creare connessioni autentiche tra brand e decisori.
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Perché l’outbound ha una pessima reputazione?
Fin dagli esordi, l’outbound marketing è stato percepito come un approccio invasivo, impersonale e scarsamente efficace. Dai call center degli anni ’90 alle email automatizzate dei giorni nostri, l’immaginario collettivo lo associa a forme di comunicazione intrusive e prive di valore. Tuttavia, questa rappresentazione non restituisce la realtà attuale.
Molte aziende italiane continuano a ottenere risultati concreti e misurabili proprio grazie a strategie outbound ben strutturate. La questione, quindi, non risiede nello strumento, ma nella qualità del suo impiego.
Un messaggio generico, privo di pertinenza e inviato a un interlocutore non in target nel momento sbagliato è destinato a fallire. Al contrario, quando l’outbound si fonda su insight affidabili, personalizzazione autentica e una proposta di valore chiara, diventa una leva estremamente efficace per la lead generation B2B, capace di generare connessioni significative e opportunità di business ad alto potenziale.
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Perché l’outbound non è morto e funziona ancora?
L’outbound, se strutturato in modo professionale, presenta vantaggi concreti rispetto ad altri approcci di acquisizione, come le campagne inbound:
- È scalabile, in quanto consente di generare volumi di lead consistenti.
- È accessibile, perché non richiede investimenti pubblicitari elevati.
- È efficace anche nei settori complessi, dove SEO o Google Ads faticano a portare risultati.
Il vero problema, quindi, non è se “l’outbound funzioni ancora”, ma se le aziende lo stanno applicando con metodo, dati, personalizzazione e una reale strategia. Nella maggior parte dei casi, infatti, la risposta è negativa. Le aziende che non ottengono risultati dall’outbound inviano messaggi irrilevanti, impersonali, poco concisi e scritti male, ed è questo il problema.
Outbound nel 2025: i 5 step per un sfruttarlo in modo efficace
Un approccio outbound moderno ed efficace non può prescindere da una metodologia chiara. Ecco i cinque passaggi fondamentali per trasformare un’attività fredda e impersonale in una macchina per generare opportunità e conversioni concrete.
1. Crea una lista di prospect realmente interessanti
Iniziare a contattare aziende a caso è uno degli errori più comuni. Un buon outbound parte da un database selezionato con cura. Le aziende target devono essere segmentate in base a:
- Somiglianza con i tuoi clienti attuali
- Settori dove hai già ottenuto risultati
- Mercati emergenti da esplorare
- Trigger specifici (eventi aziendali rilevanti)
Trigger utili: crescita del personale, nuovi round di investimento, cambi manageriali, lancio di nuovi prodotti da parte di competitor, aperture di nuove sedi, acquisizioni, espansione in nuovi mercati, copertura stampa positiva o negativa ecc. Lo scopo è quello di individuare il problema dell’azienda a cui vuoi vendere il tuo prodotto o servizio e risolverlo con questo.
2. Identifica le persone giuste da contattare
Una lista di aziende non è sufficiente: serve individuare i decisori all’interno. Poniti queste domande:
- Chi ha più da guadagnare dalla tua offerta?
- Chi è già entrato in contatto con te in passato?
- Chi potrebbe trarne un vantaggio personale?
Non sempre è il CEO la persona da raggiungere. In molti casi è un manager, un responsabile operativo o un HR.
3. Costruisci un database ordinato e usabile
Ogni contatto deve essere profilato con attenzione:
- Nome e cognome
- Azienda e settore
- Ruolo e dipartimento
- Eventuali trigger
- Tono di voce dell’azienda
- Ultimi contenuti pubblicati
La qualità del database determina l’efficacia della personalizzazione e l’efficienza operativa. Utilizza tools specifici per formattare il tuo database, anche solo ChatGPT può essere un ottimo alleato.
Leggi anche: Comportamento d’acquisto b2b: quali fattori entrano in gioco?
4. Crea un funnel di contatto multicanale
L’outbound moderno non è un colpo singolo. È un processo. Serve un funnel che accompagni il prospect dal primo contatto fino alla conversione. Ecco un esempio di funnel di contatto multicanale:
- Primo touch point soft (interazioni sui social)
- Messaggio personalizzato via email
- Follow-up con contenuti di valore (case study, testimonianze)
- Call to action chiara
Ogni passaggio deve aggiungere valore e costruire una relazione progressiva.
5. Configura correttamente la tua infrastruttura email
Anche la migliore strategia cade se le email finiscono in spam. Alcuni accorgimenti fondamentali:
- Non inserire link esterni nella prima email
- Non inserire immagini o allegati
- Invia massimo 50 email al giorno per dominio
- Usa domini secondari dedicati all’attività outbound
- Configura in modo corretto SPF, DKIM, DMARC
- Riscalda il dominio prima di lanciare la campagna, per farlo puoi utilizzare Mailreach.
Per la tua campagna di email a freddo possono tornarti utili i tool riportati nella tabella qui in basso.
Tool | Che cos’è | A cosa serve |
Smartlead | Piattaforma di email outreach multicanale con automazioni avanzate e warm-up delle caselle. | Permette di inviare campagne di email personalizzate, riducendo il rischio di finire in spam e migliorando i tassi di risposta. |
Clay | Strumento di data enrichment e automazione basato su AI. | Consente di arricchire e segmentare i database di prospect con informazioni aggiornate (ruolo, azienda, settore), aumentando la precisione delle campagne outbound. |
Apollo | Database B2B con funzioni di sales engagement. | Offre accesso a milioni di contatti verificati e consente di lanciare sequenze di email. |
LinkedIn Sales Navigator | Strumento premium di LinkedIn per la ricerca avanzata di lead. | Aiuta a identificare e connettersi con i decisori giusti, creando relazioni mirate direttamente all’interno del social professionale più usato al mondo |
In conclusione, le aziende che continuano a considerare l’outbound come una strategia di massa, hanno già perso in partenza. Oggi è necessario lavorare di fino, costruire micro-funnel per cluster omogenei, parlare il linguaggio del prospect e proporsi nel momento giusto con l’argomento giusto.
Non servono liste da 10.000 contatti. Ne bastano 100, se ben scelti. L’obiettivo non è generare rumore, ma attivare conversazioni di valore. Un buon messaggio outbound è breve, diretto, pertinente e personalizzato. Un ottimo messaggio outbound è quello che ottiene una risposta.
In Zoo Agency crediamo, risultati alla mano, che l’outbound B2B non sia affatto morto: è vivo, reattivo e straordinariamente efficace quando viene gestito con metodo e intelligenza.
Per questo motivo abbiamo deciso da ormai molti anni di aiutare le aziende nella loro Lead Generation B2B attraverso strategie outbound multicanale basate su LinkedIn, email marketing e campagne su misura. Lavoriamo su database profilati e aggiornati, selezionando i lead più in linea con il tuo mercato e accompagnandoli fino alla call con il tuo team.
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